
I Domenica di Quaresima
Con
il Mercoledì delle Ceneri abbiamo iniziato il tempo della Quaresima. Prima di
essere il momento in cui viviamo alcune pratiche di preghiera e di penitenza, è
il tempo in cui riscoprire la chiamata di
Dio per noi, il Suo progetto sulla nostra vita, la centralità del Suo amore
che ci introduce nella vita divina. E’ il tempo della salvezza, il momento
favorevole in cui ritornare al Signore,
orientarci nuovamente a Lui,
ricentrarci in Cristo, scoprire Lui come fondamento e centro della nostra
esistenza. E’ solo in questo orizzonte che assumono significato il digiuno e la
penitenza, la preghiera e la carità, come vie e strumenti che purificano la
nostra libertà, liberano il cuore, ci muovono nel cammino verso il Signore.
La
Quaresima è il tempo in cui riscoprire la nostra vocazione battesimale: siamo
immersi nella vita di Cristo e siamo chiamati a vivere in Lui per diventare
pienamente uomini, figli del Padre, aperti alla vita eterna. Questa I domenica
di Quaresima intende ravvivare in noi questo dono ricevuto nel Battesimo;
infatti, se il Libro della Genesi ci parla dell’alleanza tra Dio e l’uomo,
stabilita dopo il diluvio universale e raffigurata dall’arco disegnato nel cielo,
San Paolo afferma che le acque del diluvio sono prefigurazione della nuova
alleanza avvenuta in Cristo e partecipata a noi per mezzo di altre acque,
quelle del Battesimo: Cristo è morto per noi, “giusto per gli ingiusti”, per
ricondurci al Padre.
Vivere
nella gioia di questa alleanza esige che la nostra libertà si apra
continuamente all’incontro con Dio, si lasci provocare dalla Sua Parola e impari
il coraggio di scegliere e decidere, prendendo posizione a favore del Vangelo.
Gesù stesso, all’inizio del Suo ministero, lotta contro quelle tentazioni che
potrebbero distoglierLo dal vivere la missione secondo la logica del Padre.
Egli deve ritirarsi nel silenzio, entrare in intimità e preghiera, operare un
discernimento. Deve decidere come essere
e come fare il Messia. E’ per questo
che, nella I Domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta Gesù sospinto dallo
Spirito nel deserto, e tentato dal diavolo. Essere Figlio di Dio non dispensa
Gesù dalla fatica della libertà e dalla battaglia contro lo spirito del male.
Anche in questo, il Figlio di Dio prende su di sé la nostra carne e condivide
la nostra vita: Egli vive e fa Sua la nostra fatica di scegliere come vivere la
nostra vita, superando la tentazione del male e orientandoci a Dio.
Il
Vangelo di Marco ci narra questa battaglia spirituale di Gesù in pochissimi
versetti. Egli, ritirandosi dal mondo, prega il Padre e si raccoglie per
prepararsi a fare la Sua volontà. Sia le bestie del deserto che gli angeli lo
servono. E’ assistito, cioè, dalla presenza di Dio, vivendo in sé un’armonia,
una riconciliazione tra la terra e il cielo, tra le inclinazioni dell’umanità e
la chiamata divina. E’ così che egli supera e vince le tentazioni, liberando il
proprio cuore per Dio Padre e per i fratelli. Il deserto in cui Gesù vive per
quaranta giorni diventa, allora, il simbolo del nostro cammino e della nostra
Quaresima; luogo di aridità e di silenzio, di preghiera e di battaglia, di tentazione
e di consolazione, in cui il digiuno dalle cose del mondo affina lo spirito, e
lo rende vigile per accogliere la Parola di Dio.
E’
tempo di deserto anche per noi. Tante volte siamo sospinti in questo luogo non
dallo Spirito ma dalle tante voci, cose e situazioni che inaridiscono la nostra
vita, spengono le nostre domande profonde, rendono secche e vuote le nostre
parole e le nostre azioni. E, invece, la Quaresima è tempo in cui, senza paura,
dobbiamo lasciarci guidare dallo Spirito
nel deserto del silenzio e dell’intimità con Dio.
Ritrovare
un contatto profondo con noi stessi per scoprire Dio e la Sua voce dentro di
noi e, così, vivere la nostra esistenza in modo nuovo, liberi dalle chiusure e
dagli egoismi, dalla tentazione della chiusura in noi stessi e del possesso.
Ma, soprattutto, liberi per poter vivere il Vangelo, amando i nostri fratelli,
diventando strumenti di riconciliazione nei luoghi che abitiamo, impegnandoci a
porre segni di speranza e di consolazione per i deboli e i poveri, imparando la
logica del dono che il Crocifisso ci mostra.
In
questo modo, come nella vita di Cristo, il deserto fiorisce. Da luogo arido di
solitudine, angoscia e turbamento, ridiventa giardino fiorito perché abitato
della stessa vita di Dio. Armati dalla Parola e dalla fede, nello slancio della
preghiera e della carità, superiamo le tentazioni che, pur abbagliandoci e
allettandoci, alla fine ci rendono schiavi; possiamo invece vivere l’esperienza
della vicinanza di Dio che può trasformare e rigenerare le nostre esistenze
talvolta ferite e il nostro mondo spesso disgregato. I nostri occhi, allora, si
aprono allo stupore, mentre vedono che il
Regno di Dio è un deserto che diventa giardino, nella nostra vita, nel
cammino della Chiesa e nei gemiti della storia.
Il
tempo quaresimale, perciò, è itinerario che ci riconduce all’annuncio della buona
novella con cui Marco chiude questo breve racconto: il Regno è vicino, Dio è qui
e si offre con amore alla tua vita. Questa notizia è un appello per ciascuno di
noi: Come mi dispongo dinanzi a Dio? cosa voglio fare? Per cosa voglio
decidermi? Come voglio spendere la mia esistenza? Nell’omelia proferita a Santa
Marta il 19 febbraio scorso, Papa Francesco ha affermato “nella fretta della vita bisogna avere il coraggio di fermarsi e di
scegliere. E il tempo quaresimale serve proprio a questo”. Vivendo questo
deserto, nel silenzio e nella preghiera, chiediamo al Signore di concederci con
abbondanza questo coraggio. Decidersi per lui, infatti, significa vivere nella
gioia piena.