III Domenica di Quaresima

 

Mentre si avvicina la celebrazione del mistero pasquale, la Liturgia della Parola ci invita alla purificazione del cuore e della mente, affinché possiamo fare della nostra vita, la casa accogliente di Dio. L’immagine impetuosa e profetica del Vangelo di Giovanni, che ci presenta Gesù che attraversa il Tempio di Gerusalemme scacciandone i venditori, è in fondo l’invito a riconoscere in Lui il vero Tempio che ci apre la strada verso Dio Padre; adorare Lui solo e dargli il primato nella nostra vita, equivale anche a rifiutare ogni idolatria, passando dalla “logica del mercato”, che spesso si impossessa di noi, a quella della preghiera che ci aiuta a riconoscere Dio. Lo spirito della preghiera, infatti, è gratuità assoluta: è aprirsi con fiducia, tendendo le mani e offrendo la vita, a Colui che riconosciamo come il Dio della nostra salvezza.

 

Così, il Libro dell’Esodo ci invita a contemplare l’opera di Dio per noi. Esso ci propone quelli che conosciamo come “dieci comandamenti”, ma che sarebbe più corretto chiamare “le dieci grandi parole”. Sono le parole dell’Alleanza che Dio stabilisce con il Suo popolo, di cui importantissimo è il prologo: “Io sono il Signore tuo Dio, che ti ha liberato dalla schiavitù dell’Egitto”. Dio non dà dei comandamenti dall’alto, che noi dobbiamo eseguire in modo opprimente, per essere dei buoni uomini religiosi; al contrario, si presenta come un Dio che, per il grande amore che nutre verso di noi, è già intervenuto nella nostra storia, ci ha liberati dalla schiavitù, ci ha resi liberi, ci ha fatti uscire da ogni prigionia. Di conseguenza – questo lo spirito dei comandamenti – se vuoi restare libero e scegliere la vita, se vuoi conservare il dono che Egli ti ha fatto, ecco “dieci grandi parole” che potranno guidarti nel cammino.

 

Se anche la Legge di Mosé ha il Suo fondamento nell’azione che Dio opera a favore della nostra vita, con Gesù Figlio del Padre, questa storia si compie. Egli è davvero l’azione definitiva di Dio nei nostri confronti: nella Sua morte ci offre la vita stessa di Dio e nella Sua risurrezione ci rende vittoriosi sul male e sulla morte. Dunque, commenta Paolo, ciò che può apparire come un segno di debolezza e di scandalo – il Crocifisso – per noi è il segno più alto dell’amore di Dio. E’ la più grande conferma che davvero solo Dio ci ha liberato dalla schiavitù dell’Egitto e, perciò, non dobbiamo piegare il cuore a nessun altro idolo. Nessun altro e nient’altro dobbiamo sostituire a Dio.

 

Questo annuncio, è Gesù stesso a darlo, compiendo il gesto della purificazione del Tempio. Egli scaccia via tutti coloro che, invece di accogliere la gratuità dell’azione di Dio e della Sua alleanza con l’umanità, hanno costruito intorno al Tempio, un mercato. La religiosità del popolo che desidera incontrare Dio, diventa strumento per gli affari, per la vendita di animali da sacrificare per ottenere il favore di Dio, di monete da cambiare per le offerte. Si genera così un’idea mercantile di religiosità: la salvezza di Dio si può comprare e senza i sacrifici e le offerte nel Tempio, Dio non si può incontrare. Gesù, con questo gesto profetico e forte, rovescia non solo i banchi ma anche questa mentalità mercantile: Dio non si compra e di Dio nessuno può impossessarsi. Egli non può essere usato. Egli si dona completamente nel Suo amore di Padre in quel vero Tempio che ha stabilito nel corpo del Figlio Suo. Così, è rovesciato il criterio religioso: vera religione è entrare in relazione con il corpo di Cristo e accoglierLo nella nostra vita.

Le suggestioni che la Parola ci suggerisce sono tante. Viviamo l’esperienza di Dio non quando soddisfiamo dei precetti esteriori, ma quando entriamo in relazione con la persona di Gesù, con la sua storia, con la Sua Parola. Egli è il luogo dove Dio è presenta, si svela, si fa vicino. Siamo davvero religiosi quando permettiamo a Cristo di entrare nella nostra vita, fino a che la nostra stessa esistenza diventa il Tempio di Dio. Di conseguenza, è vero culto tutto ciò che passa attraverso questo Tempio che è anche la nostra carne: i pensieri, le parole, gli atteggiamenti, il cuore, le scelte di ogni giorno, determinano se la nostra religiosità è autentica o esteriore.

 

Una Parola che ci provoca in molte direzioni. Non fare della fede religiosa un mercato; non adottare con Dio la gretta logica del calcolo dove tu dai qualcosa a Lui aspettandoti la ricompensa; non rendere assoluto il Tempio fatto di pietre, ma entra nel vero Tempio che è Cristo e considera che, in Lui morto e risorto, ogni uomo e ogni donna è Tempio di Dio. E se ogni uomo e donna sono Tempio di Dio, allora non fare mercato delle persone che ti circondano; non profanare il Tempio di Dio che è l’uomo; non tentare di comprare e vendere le persone che ti stanno accanto; non maltrattare né opprimere il tuo prossimo. Non umiliarlo e non offenderlo, soprattutto se povero e indifeso. Ma, ancora, non fare mercato della tua stessa vita; non vendere mai la tua dignità, la tua onestà, i tuoi affetti, la tua fede, magari per guadagnare una briciola di potere o per mantenere un’immagine pulita davanti agli altri. Non fare del denaro un Dio che prenda il posto del Dio di Gesù Cristo. Liberati da ogni idolatria e da ogni logica di mercato!

 

Papa Francesco ha denunciato, nell’Evangelii Gaudium e in altre occasioni, le idolatrie tipiche della logica del mercato e quell’assolutizzazione del denaro e del profitto che, spesso, crea una società colma di egoismo e di ingiustizie. Ma, commentando questo brano di Giovanni, ha ricordato che mentre la gente del popolo andava a pregare, era costretta a cambiare le monete per le offerte; Dio stesso era usato per alimentare un giro di affari, e invece, “Parroci e laici che hanno responsabilità pastorali devono mantenere pulito il tempio e accogliere ogni persona come fosse Maria, badando a non dare scandalo al popolo di Dio ed evitando di trasformare la chiesa in un giro di soldi, perché la salvezza è gratuita”. Continuando il nostro percorso quaresimale, chiediamo al Signore di diventare profondamente liberi e di vivere la nostra esistenza e la nostra fede, le nostre relazioni con Dio e con il prossimo, nella gratuità e nell’amore.